mercoledì 15 giugno 2011

Tecniche da strada, tecniche da palestra


Le arti marziali, in special modo quelle "importate" in occidente, hanno subito un’evoluzione particolare. Tutte le arti marziali, per definizione, sono nate per combattere, neutralizzare l’avversario in maniera più o meno definitiva, sopravvivere al campo di battaglia.
Nella realtà dello scontro corpo a corpo di una mischia tra fanti giapponesi del periodo del Giappone medievale, c’era poco spazio per il combattente di calci volanti al viso o tecniche di controllo articolare. Si colpiva come si poteva ed il prima possibile, senza troppo curarsi dell’eleganza della tecnica. Ad essere sinceri questi fanti subivano un addestramento sommario dedicato principalmente alle armi d’ordinanza.
I Samurai, i famosi custodi delle tecniche di Ju Jitsu originale, per quanto alcuni fossero degli eccellenti conoscitori di quest’arte marziale, quando chiamati in uno scontro usavano solo quell’unica, o al massimo due tecniche che riuscivano a fare istantaneamente ed inconsciamente; nonostante nella loro educazione marziale annoverassero un repertorio di tecniche vastissimo.
Con l’emigrare dei maestri in paesi che non conoscevano una realtà di guerra quotidiana, alcune arti marziali in occidente sono diventate uno sport, un metodo per mantenersi psico-fisicamente in forma, e naturalmente una ricerca per un sistema di difesa personale.
Purtroppo per la maggior parte di arti marziali tradizionali insegnate in occidente l’ultimo punto è un pò trascurato. Mi spiego.
A seconda del Maestro che impartisce la lezione e a seconda dello stile del sistema di combattimento, vengono affrontate delle situazioni di combattimento, a volte anche di difesa personale da strada, ma per motivi didattici si ragiona sempre in termini di situazioni ideali, che difficilmente incontreremo nella realtà che, per definizione, è imprevedibile.
Molti allievi, così, memorizzano queste tecniche in maniera automatica, magari in maniera splendida, cadendo nella terribile trappola della sicurezza di poter affrontare qualsiasi situazione simile per strada. Gli allievi che invece riescono a "slegarsi" da questo tipo di mentalità, oppure, i Maestri stessi che cercano di educarli ad una maggiore flessibilità tecnica e mentale, diventano concretamente in grado di affrontare una minaccia reale, e non simulata in palestra. Perché tanta enfasi su questo argomento? Perché è davvero uno dei "pericoli" più infidi delle arti marziali insegnate nelle palestre: la falsa confidenza nelle proprie capacità.
Tutte, comunque, partono da un presupposto molto limitante: se l’avversario ci colpisce con il pugno destro, il suo braccio sinistro è praticamente assente.
Non reagisce. Non molto realistico, vero? Certo se siamo dei combattenti eccellenti con venti anni di Ju Jitsu sulle spalle diventiamo così rapidi, efficaci ed esplosivi, che prima che l’avversario pensi che ha anche un braccio sinistro da usare… E’ già a terra. Ma sinceramente di iniziare a studiare il Ju Jitsu in età adolescenziale per essere in grado di difendermi decentemente sulla trentina… Mi sembra un pò esagerato. C’è chi riesce ad adattarsi molto prima a questi "cambiamenti tattici" durante uno scontro, ma parliamo dei famosi allievi con mentalità elastica di cui facevo riferimento poco prima. E tutti quelli che assimilano "meccanicamente" i movimenti, le posizioni e tutto? Per strada vengono macinati, o perlomeno non se la cavano bene. In pratica finiscono sotto i colpi del loro aggressori con sul viso dipinto uno sguardo interrogativo che implora un "questa reazione non era prevista…". Questo discorso vale per i confronti a mani nude e per i praticanti di arti marziali giapponesi. Sono esclusi da questo discorso i boxer, i praticanti di Muay Thay e discipline daring simili, in quanto vengono "cresciuti" a sopportare stress fisici enormi e darle indietro con gli interessi e senza pietà. Questi individui non hanno bisogno di corsi di difesa personale. Anzi il problema è semmai un altro, insegnargli, in caso di aggressione, a NON macellare l’avversario.
Passando invece alle aggressioni armate la situazione non può che peggiorare. Se con le mani nude potremmo "gestire" la situazione, se l’avversario non è MOLTO più grande di noi, con dei coltelli e bastoni non possiamo permetterci di sbagliare. Anche qui, quando l’argomento è affrontato dal Maestro della disciplina, rischiamo di brutto di cadere nella trappola del "memorizza a perfezione la tecnica contro l’attacco che mai si presenterà così nella realtà e sentiti orgoglioso".
Molto pericoloso. Prendiamo il bastone. Nelle palestre, la famosa "manganellata", è eseguita come una bastonata tirata con braccio destro steso e che prosegue fino a che il bastone, se non trova il bersaglio, sbatte per terra. Con un colpo del genere, vibrato con tale trasporto, è sempliceimpostare tecniche devastanti che sfruttano l’energia cinetica dell’aggressore.
Ma nella realtà, la gente con un bastone in mano, come lo usa? Semplice, basta vedere il telegiornale quando c’è qualche filmato che riprende dei disordini allo stadio o le famose "guerriglie urbane". I poliziotti e/o carabinieri, per definizione, non ricevono alcun addestramento specifico sul maneggio del manganello d’ordinanza, quindi lo usano in maniera molto istintiva.
Fateci caso. Sferrano il colpo, e poi lo ritraggono immediatamente, e poi ancora un colpo rapido. Fino a due-tre colpi al secondo. La maggior parte delle tecniche insegnate in una palestra servono a poco contro un uso del bastone del genere. Purtroppo l’addestramento che si riceve ci obbliga a focalizzarci solo sull’azione da intraprendere in funzione del comportamento dell’aggressore, il concetto sarebbe perfetto di per se stesso se non fosse per il fatto che per essere efficaci il comportamento dell’aggressore deve rispondere a certi canoni.
Nella realtà per forza non può essere così. Per il coltello la situazione è addirittura drammatica.
In conclusione vorrei prima di tutto chiarire che non sono affatto ostile all’insegnamento delle arti marziali tradizionali. Semplicemente non sono d’accordo quando mi si sente dire che dopo tre anni scarsi di allenamento bi-settimanale di karate, judo, ecc…ecc… uno si sente pronto ad affrontare qualsiasi aggressione, solo perché è stata ricreata in palestra o sa fare N° Kata del tal stile.
Imparare molte tecniche anche complesse, e forse senza senso in ultima analisi, è essenziale per un motivo semplice: memoria neuromuscolare.
Dobbiamo, attraverso un serio allenamento memorizzare molte e sempre più complesse tecniche per educare il nostro cervello e i nostri muscoli a reagire con movimenti complessi, rapidi, a gestire l’equilibrio ed ad imparare ad ascoltare il nostro corpo. Dobbiamo crearci una "biblioteca" di tecniche, per poi, al momento giusto, usare… Non la più adatta, ma la tecnica più efficace, che magari non abbiamo mai fatto, ma grazie all’allenamento che abbiamo ricevuto saremo in grado, senza nessuno sforzo, di adattarci a qualsiasi situazione, quasi istantaneamente. Il problema, a questo punto, non è studiare tecniche "inutili", ma liberarsi "dell’inutile" quando è il caso di fare sul serio. Perché la strada è una cosa, la palestra un’altra.

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