mercoledì 28 dicembre 2011

Keiko Fukuda, la prima donna ad ottenere il 10° dan di Judo


Il mondo delle arti marziali non è facile: richiede disciplina, costante allenamento, e talvolta un'enorme pazienza. Si può studiare per tutta la vita una disciplina marziale senza nemmeno averne sfiorato le fondamenta, e una volta ottenuto il grado di maestro la strada per raggiungere la massima espressione dell'arte si fa ancora più complessa e dura.
Un caso esemplare è quello di Keiko Fukuda, che ha recentemente ottenuto il titolo di maestro di judo 10° dan all'età di 98 anni. Un evento unico nel panorama femminile di quest'arte marziale: Fukuda è infatti l'unica donna ad aver raggiunto prima il 6°, poi il 9°, ed infine il 10° dan, titolo che solo altre tre persone (tutti uomini) nel mondo possono vantare di possedere.
Il titolo di sensei di 10° dan non è stato di certo un regalo: Fukuda è infatti l'ultimo studente vivente del famoso Kanō Jigorō, il fondatore del judo che fu probabilmente l'inventore del sistema di cinture nere e bianche, e il primo ad applicare il sistema di ranking basato sui dan ad un'arte marziale.
Keiko Fukuda ricevette un'educazione tipicamente femminile durante la gioventù: studiò calligrafia, composizione floreale, e il complesso rituale giapponese del tè. Ma la sua vita cambiò quando la sua passione per il judo esplose dopo aver assistito ad una sessione di allenamento.
Difficile resistere alla chiamata del judo quando nella propria famiglia si possono vantare antenati illustri: il nonno di Fukuda, infatti, era il celebre Fukuda Hachinosuke, samurai e maestro di jujutsu che insegnò l'arte a quello che in futuro sarebbe diventato il fondatore del judo.
Fukuda fu personalmente invitata da Kanō a studiare il judo nella sezione femminile della sua scuola (joshi-bu), un gesto decisamente insolito per il tempo ma che denota il grande rispetto che il maestro aveva per il nonno di Keiko.
La ragazza inizia a studiare l'arte nel 1935 assieme ad altre 24 donne, ma fu l'unica che solo due anni dopo conseguì il titolo di istruttrice. Va detto chiaramente che Keiko pesava al tempo solo 45 kg per 150 centimetri di altezza, ma era ugualmente in grado di scaraventare a terra uomini e donne ben più massicci di lei. Il suo motto personale è sempre stato: "Sii dolce, gentile e bella, e allo stesso tempo inamovibile e forte, sia mentalmente che fisicamente".
Sedici anni dopo, nel 1953, Fukuda ottenne il titolo di maestro di 5° dan, che al tempo solo 4 donne al mondo potevano vantare. Il 5° dan era anche il massimo grado a cui una donna poteva aspirare, e durante gli anni '70 Keiko si impegnò in prima persona affinchè la regola che impediva ad una donna di salire oltre il 5 livello venisse eliminata.
Il suo impegno portò alla sua promozione al 6° dan di judo nel 1972, ma l'attesa per il 10° dan era solo all'inizio: è stato infatti solo lo scorso luglio che a Fukuda è stato conferito il titolo di maestro di 10° dan dall'associazione USA Judo.
La sua salute, tuttavia, non è delle migliori: soffre del morbo di Parkinson, artrite, ha un triplo bypass e ha subito due infarti. D'altra parte, non ci si può aspettare di raggiungere i 98 anni in piena salute, anche se si è uno dei pochissimi maestri ad aver ottenuto il più alto livello raggiungibile in un'arte marziale.
Oggi, Keiko Fukuda può vantare un background di 74 anni di pratica del judo iniziata all'età di 21 anni sotto lo stesso fondatore della disciplina. "E' l'insegnante migliore" spiega Fran Christie, cintura nera di judo. "Di fatto, i maestri di livello più alto vengono da tutto il mondo per studiare con lei. Inizia ogni frase con 'Quando diventerò vecchia'. Non si vede affatto vecchia".
Keiko Fukuda continua ad insegnare judo tre volte alla settimana nella sua palestra di San Francisco, e l'annuncio del conferimento del 10° dan è stato per lei il coronamento di un'intera vita di sforzi e di lotta contro il sistema sessista delle arti marziali giapponesi. Una vera e propria vittoria contro se stessi e contro il mondo, e il miglior modo di rendere onore alla filosofia di vita di Kanō Jigorō.

1 commento:

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