sabato 28 febbraio 2015

Arti marziali cinesi: stili di combattimento



Quando si parla di arti marziali cinesi, ci si riferisce a quell'insieme di stili di combattimento, eredità e patrimonio del popolo cinese, che nel corso dei secoli ha sviluppato in questo settore, una tradizione tale, da identificare nella pratica di questi metodi di combattimento e difesa, un vero e proprio emblema del popolo orientale. In questo post andremo ad analizzare nello specifico i vari stili di combattimento che costituiscono le arti marziali cinesi.




L'insieme delle arti marziali, viene comunemente chiamato Wushu, e all'interno di questo grande gruppo, è stata effettuata una suddivisione tra le differenti scuole di combattimento; si parla spesso infatti di stili interni e stili esterni. I primi sono quelli che prediligono una tecnica finalizzata alla difesa e ai colpi effettuati sui punti vitali, i secondi invece convogliano i propri sforzi in una manovra aggressiva ed impetuosa, votata all'attacco frontale. Tra gli stili di combattimento maggiormente diffusi troviamo il Tai Ji Quan, una forma di lotta, appartenente al gruppo degli stili interni, basata sul controllo dell'avversario secondo i principi Taoisti dell'alternanza tra Yin e Yang. In questo tipo di lotta, viene particolarmente ricercata la fluidità del movimento ed evitato il contrasto.
Tra gli stili esterni ricordiamo lo Shaolinquan, uno dei più antichi e famosi delle arti marziali cinesi. Questo stile praticato dai monaci del tempio di Shaolin, ha influenzato gran parte degli stili successivi ed è caratterizzato da tecniche circolari ed esplosive sulla lunga distanza. A proposito di Shaolin, dal tradimento del monaco Pak Mei al monastero di Shaolin, nacque il Baimeiquan, uno stile improntato su rapide scivolate all'interno della guardia avversaria e colpi mirati alle articolazioni al fine di destabilizzare la guardia avversaria.
Altro stile molto conosciuto e rispettato tra gli esperti di arti marziali cinesi è il Bajiquan, che nella traduzione letterale significa boxe delle 8 direzioni, e che è caratterizzato da calci bassi, posizione bassa e calci esplosivi. Ecco dunque riportati alcuni tra i maggiori stili di arti marziali cinesi. Non possiamo riportarli tutti, in quanto sono centinaia, tra stili, e vere e proprie correnti che da essi si diramano, ma una cosa li accomuna, la profonda spiritualità ad essi connessa, la ricerca della perfezione spirituale e tecnica, e il rispetto dell'avversario che si ha di fronte. Sono questi i fondamenti che costituiscono la tradizione delle arti marziali cinesi, sviluppatesi secondo le prime testimonianze nell'anno 728 come esigenza di legittima difesa, addestramento militare e caccia, e giunto ai nostri giorni come elemento caratterizzante della cultura cinese

Arti marziali: kung fu

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Quanti di noi, pensando alla Cina, associano a questo bellissimo paese un arte antica, che comunemente chiamiamo Kung Fu? Vi sorprenderà scoprire che in realtà in Cina questo termine non viene mai utilizzato per descrivere tale tipo di lotta, ma che il nome originario è Wu shu, termine che significa letteralmente "Arti Marziali", mentre il "kung fu" indica un'abilità che è stata appresa con fatica, e quindi può non necessariamente riferirsi al contesto in questione. In questo post potrete ritrovare qualche cenno storico del Kung fu, nonché gli aspetti tradizionali dell'arte stessa, e i diversi stili che si ritrovano nella regione.
Sembra che i natali del Wu shu kung fu affondino nel 621 a.C., quando un gruppo di monaci di Shaolin-sì parteciparono alla battaglia di Holu. Tali monaci avevano appreso un arte di combattimento che era molto diversa dalla lotta xiangpu praticata dai soldati del periodo feudale. In particolare erano noti per la destrezza con cui utilizzavano il bastone - successivamente l'alabarda - per poter attaccare e difendersi dagli attacchi avversari. Benché molti studiosi non siano convinti che questo sia il passato più remoto del Wu shu, molti continuano ad appoggiare questa tesi. Con l'arrivo delle armi da fuoco, ben presto le arti marziali furono scartate come metodo di combattimento, e vennero impiegate solo come sport o come tecniche da apprendere per l'autodifesa.
E' sicuramente doveroso dire che l'arte messa a punto dai monaci di Shaolin, e poi tramandata fino ai giorni nostri, non indica solo un tipo di tecnica, ma una serie di abilità confluite nel corso dei secoli e che hanno visto ulteriori modifiche ed aggiunte nel corso degli anni. Con Wu shu tradizionale si intende proprio questo insieme di tecniche, che ormai sono confluite nella maggior parte delle scuole cinesi per lo scopo ginnico, mentre molti istruttori continuano ad insegnarlo per delle peculiarità psicofisiche che aiuterebbero "pazienti" troppo stressati a rilassarsi e a riottenere la concentrazione giusta per affrontare la vita. Dalla differente posizione geografica - a nord o a sud del Fiume Azzurro - sembra che siano sviluppati due differenti modi di combattimento.






"Calci a nord, pugni al sud" dice un vecchio detto cinese, che si riferisce a quanto detto prima. Sembra, infatti, che durante l'andare dei secoli si siano formate due diverse scuole: quelle settentrionali infatti prediligerebbero movimenti più sciolti e sinuosi, con l'uso frequente di salti e di calci; le scuole meridionali invece preferirebbero un ridotto uso di salti, per lo più posizioni ferme e colpi decisi e statuari, con il grande impiego di pugni potenti.Due stili diversi vengono concepiti anche quando si parla di scuola "esterna" e scuola "interna". La prima sembra si riferisse alla tecnica dei monaci di Shaolin, decisamente offensiva, mentre la seconda a quella del maestro Wang Zhengnan. Si tratta comunque di confini labili che molte volte passano anche inosservati.

Il wu shu con il passare del tempo si è ramificato in una moltitudine di forme interne a se stesso, tutte diverse tra di loro per pochi tratti distintivi. Anche a livello sportivo, benché il kung fu non sia uno sport olimpionico, si può distinguere in Taolu e Sanda. L'arte marziale è, però, molto prolissa: vi invitiamo dunque a riscoprirla più da vicino, magari con un bel viaggio in Cina, o consultando il web. Dalla nostra, speriamo che il nostro post sia stato quanto più chiaro e che vi abbia fatto apprezzare il fascino del Wu shu kung fu.


























Le principali arti marziali giapponesi

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Le arti marziali giapponesi sono moltissime e si distinguono tanto nello scopo cui mirano quanto nella maniera per raggiungerlo. In questa guida cercheremo di capire la loro storia, le loro origini culturali e le fondamenta su cui nacquero e crebbero, in maniera tale da comprendere le principali differenze fra di esse.
Le arti marziali giapponesi si dividono in due principali categorie, in base alla loro finalitá preminente:
Al primo gruppo appartengono quelle scuole che tendono in primo luogo al miglioramento personale e secondariamente alla vittoria in combattimento (piú caratteristico delle arti marziali moderne). Gendai budo è il termine utilizzato per le scuole moderne, quelle create dopo gli anni 1866-1876, ma è anche impiegato per definire e riferirsi ad arti marziali che sono orientate all’automiglioramento. Un’ulteriore differenza viene determinata dal suffisso “do” – che significa “la via”.
Alla seconda categoria appartengono le discipline il cui scopo prioritario è la vittoria in combattimento e quello secondario il miglioramento personale. Koryu è il termine usato per definire le scuole tradizionali di arti marziali, quelle create prima degli anni 1866-1876, ma puó anche essere impiegato per identificare questo tipo di orientamento. Un’ulteriore differenza è riscontrabile nell’utilizzo del termine “jutsu”- che significa abilitá, capacitá. Alla luce di ció possiamo ulteriormente specificare che “Bujutsu” è l’arte della guerra, e “Bugei” l’arte marziale. Entrambe i termini sono usati per le arti designate specificamente alla vittoria in combattimento. Bujutsu è l’effettiva teoria sottostante l’arte marziale. Bugei invece rappresenta l’insieme delle tecniche di allenamento. “Budo”, la via delle arti marziali, viene impiegato per descrivere le arti marziali orientate all’evoluzione del sé; tutto ció che comprende la crescita personale.
Storicamente le arti marziali giapponesi si distinguono da quelle del resto del mondo tanto per ragioni geografiche (a causa dell’isolamento parziale delle isole che costituiscono il Giappone), quanto per la maniera particolare in cui le loro armi si sono evolute. Gli anni compresi fra il 646 ed il 702 furono fondamentali per il loro sviluppo. Fu in quel periodo che il governo imperiale tentó di formare un esercito organizzato, sul modello di quello cinese. In questi anni la classe guerriera era definita “samurai” e lo sviluppo delle arti marziali tutt’oggi praticate ebbe inizio con essi (a parte il sumo, che nacque come sport e non come combattimento). I primi guerrieri samurai venivano addestrati in combattimento a cavallo e tiro con l’arco. Essi iniziarono ad usare la spada come loro arma principale solo durante il Medioevo. Fu nel 14° secolo che un fabbro dal nome Masamune creó la struttura della Katana – la spada giapponese, quella che conosciamo oggi. Il fatto che i metodi di lotta giapponesi si evolverono attorno al mondo dei samurai ha due importanti implicazioni.


Bushido – “la via del guerriero” – era un codice comportamentale su cui si basava la vita dei samurai. In particolare definiva uno specifico stato mentale durante la battaglia. Tracce di tale codice mentale e di comportamento si possono ritrovare facilmente in tutte le arti marziali giapponesi.


Combattimento armato – dato dal fatto che i samurai erano protetti e coperti da un’armatura. Questi concetti hanno influenzato lo sviluppo del combattimento a mani nude. Le arti marziali giapponesi sono rinomate per i loro ”joint locks” (blocchi congiunti) e “submission holds” (prese di sottomissione). Il Jiu-jitsu è considerato la madre di tutte le discipline di combattimento a mani nude. Questa tecnica mira a risolvere la situazione in cui un samurai viene lasciato senza armi e deve affrontare un nemico armato. Il Buddismo Zen, religione e filosofia molto diffusa in Giappone, è un’altro fattore molto importante nello sviluppo delle arti marziali. Questa forma di pensiero venne adottata dai praticanti come parte fondante dello stile di vita, indipendentemente dall’evoluzione che l’arte conobbe, fosse essa orientata al combattimento come alla crescita personale.
Vediamo ora alcuni fra i principali stili delle arti marziali giapponesi. Arti moderne:
• Karate (significa svuotare la mente, sgomberare i pensieri negativi), strumento di autodifesa e filosofia di vita;
• Aikido (significa armonia dello spirito), tecnica che mira a soggiogare l’avversario attraverso il completo controllo del proprio corpo e mente;
• Kendo (significa “via della spada”) combattimento con lo Shinai, spada in bambú ed armatura Bogu;
• Judo (significa via della cedevolezza), combattimento a mani nude, teso a soggiogare l’avversario con prese. Arti tradizionali:
• Sojutsu (significa arte della lancia), combattimento con la Yari, lancia, principale arma dei fanti dell’esercito;
• Ninjutsu (significa arte dell’invisibilitá), tecniche di guerriglia, nei nostri giorni la disciplina associata ai ninja
• Ju jitsu (significa arte gentile), mira ad immobilizzare il nemico ed ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo;
• Sumo (mai concepito per il campo di battaglia), lotta corpo a corpo.










Aikido: tecniche di base

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L’Aikido è una disciplina marziale nata in Giappone all’inizio degli anni trenta dello scorso secolo. Il suo fondatore, Morihei Ueshiba, si ispirò ai principi del “Budo” giapponese (disciplina basata sul concetto di “non-resistenza”) e del “Daitō-Ryū Aikijūjutsu” (combattimento “senza armi” praticato nel periodo feudale giapponese). Grazie però alle influenze della religione Ōmoto-kyō, Ueshiba arrivò a sviluppare un concetto di “applicazione pratica” dei doni provenienti dalla natura proprio attraverso le tecniche dell’Aikido. Il significato dei termini giapponesi è il seguente: “Ai” vuol dire “unione”, “Ki” esprime l’idea del “soffio vitale” e “Do” significa “percorso”. Traslitterando in italiano i termini, la parola Aikido prende quindi il significato di “percorso verso l’unione col soffio vitale”. In questa guida analizzeremo le tecniche di base di questa disciplina che sta avendo, in questi anni, una grande diffusione in tutto il mondo.
Iniziamo dalla difesa in cui si utilizzano principalmente schivate, sbilanciamenti e distanze. In questa fase, tutti gli eventuali “colpi” inferti, servono solamente a distrarre l’avversario e non sono mai portati a termine. Le principali tecniche difensive dell’Aikido comprendono sia proiezioni (i nage-waza), sia immobilizzazioni (i katame-waza). Tra le proiezioni, ricordiamo per prima la “shiho-nage”. Questa tecnica consiste nel ruotare il corpo facendo perno su di un piede, “tagliando” in una delle quattro possibili direzioni. È considerato un po’ il movimento “base” dell’Aikido ed è fondamentale per imparare tutte le altre mosse. La seconda proiezione è denominata “irimi-nage”. L’obiettivo è di uscire dalla linea di attacco dell’avversario ed entrargli successivamente dal fianco, lanciandolo a terra. L’ultima tecnica di proiezione è chiamata “kote-gaeshi” e consta in una torsione esterna del polso dell’avversario che viene così scaraventato a terra. L’immobilizzazione più importante è la “ikkyo”, con cui si tiene l’avversario a terra facendo pressione su di un gomito senza piegargli il braccio. Data la sua importanza, la “ikkyo” viene anche denominata “prima tecnica”. Vi è poi la “nikyo”, una immobilizzazione praticata con una torsione sul polso, tendendo poi il braccio precedentemente piegato. Le ultime tecniche sono la “sankyo”, attraverso cui si torcono sia il braccio, sia il polso, ed infine la “yonkyo” in cui l’immobilizzazione avviene con una pressione di un particolare punto del braccio.
L’attacco comprende molti colpi e prese. I colpi principali sono il “shomenuchi”, un colpo verticale dall’alto verso il basso alla testa, lo “yokomenuchi”, colpo sempre inferto alla testa o al collo ma partendo da un punto laterale all’avversario ed il “munetsuki”, cioè un pugno. Tra le prese più importanti possiamo citare il “ryotetori”, una presa effettuata con entrambe le mani e il “katatori” una presa fatta alla spalla dell’avversario. Nell’Aikido possono anche essere impiegate delle armi: il “tanto” (cioè il pugnale), il “jo” (bastone) ed il “bokken” (la caratteristica spada di legno). Quando si combatte con il “tanto”, si utilizzano le tecniche illustrate prima (valide per scontri a mani nude). L’importante è che alla fine del combattimento, l’avversario non abbia più in mano il suo pugnale. Con il “jo” si possono usare (in aggiunta alle precedenti) le tecniche del “choku tsuki” (una entrata con l’obiettivo di sferrare un colpo all’addome), del “kaeshi tsuki” (un colpo inferto alla tempia facendo ruotare il bastone) e la “furi komi” (colpire l’avversario alla gola). Gli attacchi che si possono fare con il “bokken” sono invece l’”hume no tachi” (rapido movimento dal basso verso l’alto), ed il “matsu no tachi” (dall’alto verso il basso).
Nell’Aikido è poi molto importante il saluto iniziale tra i due combattenti. Viene fatto per dimostrare il grande rispetto che si ha per l’avversario e per la tradizione di questa nobile disciplina. Molti lo utilizzano anche per trovare la concentrazione necessaria ad iniziare il combattimento, lasciando da parte tutte le distrazioni che potrebbero “inficiarne” il risultato. Per imparare bene le tecniche di questa arte marziale è importantissimo un allenamento costante e di buona qualità. Solitamente ci si allena a coppie, dove una persona sferra l’attacco (“uke”) e l’atra (“nage”) tenta di difendersi. Scambiandosi reciprocamente i ruoli, sotto il costante monitoraggio di un maestro, gli aspiranti aikidoisti possono apprendere le varie tecniche di attacco e difesa, senza mai perdere di vista il fondamento di questa disciplina: individuare un personale percorso verso l’unione col proprio soffio vitale e con tutta la creazione.


Judo: tecniche di colpo

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Il Judo è un' arte marziale di difesa nata nella fine dell'800 in Giappone, che richiede una grande forza sia fisica che mentale. Gli addestramenti portano ad una perfetta conoscenza dell' Io, fino ad ottenere un miglioramento fisico-spirituale. Questa disciplina si suddivide in tre grandi gruppi, NAGE WAZA (tecniche della proiezione), KATAME WAZA (tecniche di controllo) e ATE WAZA (tecniche per colpire), anche se quest'ultima non è consentita nei combattimenti sportivi e, addirittura, nell'antichità non veniva insegnata ai principianti, poiché la sua finalità era quella di andare a colpire organi vitali. Con gli approfondimenti odierni, l'ATE WAZA può essere integrato negli allenamenti solo dopo aver trovato il giusto equilibrio tra le altre due tecniche e dopo aver perfezionato i colpi d'attacco con tutti gli arti. Nella pratica di questa antica disciplina, si distinguono due figure: Tori (colui che esegue il movimento) e UKE (il bersaglio su cui migliorare la tecnica). Di seguito troverete alcune metodologie sulle tecniche di colpo .
L' ATE WAZA si divide in due gruppi: UDE-ATE (colpi con gli arti superiori) e ASHI-ATE (colpi con arti inferiori). Questi due gruppi si suddividono a loro volta a seconda della parte utilizzata per attaccare. Per la parte superiore: YUBI-SAKE-ATE (punta delle dita), KOBUSHI-ATE (il pugno), TEGATANA-ATE (con il taglio della mano), HIJI-ATE (il gomito) e per la parte inferiore: HIZAGASHIRA-ATE (ginocchio), SEKITO-ATE (la pianta del piede) e KAKATO-ATE (il tallone).
Come visto prima, in questa tecnica si utilizzano molte parti del corpo per colpire l'avversario, bisogna però fare attenzione che, dopo ogni colpo effettuato, l'arto in questione torni alla posizione iniziale; in caso contrario, infatti, il vostro attacco non risulterà efficace. Si possono utilizzare diversi metodi sia con UKE in piedi, sia a terra. Tra le varie modalità riscontriamo UTO: colpire l'avversario tra gli occhi usando il pugno, con la sua sommità, o con il suo fianco. JINCHU: picchiare con il pugno o il gomito sotto il naso. KASUMI: battere con il taglio della mano sulla tempia, colpo che, qualora venisse eseguito correttamente, comporta lo svenimento dell'avversario. TSURIGANE: colpire con un calcio, o una ginocchiata, le parti basse di UKE. MYOJO: impattare violentemente con un calcio appena sotto l' ombelico. DENKO e TSUKIKAKE: con un calcio di precisione, colpire subito sotto l'ultima costola destra o sinistra. SUIGETSU: assestare un colpo subito sotto lo sterno (plesso solare) con il pugno, il gomito o un calcio frontale, facendo attenzione a sollevare le dita del piede al momento dell'impatto per colpire con la pianta.
Queste sono tecniche molto complicate che, come tali, hanno quindi bisogno di tanto allenamento e di parecchia concentrazione. Per questo, consigliamo di rivolgersi a persone esperte che possano seguirvi nel modo giusto. Detto ciò, buon allenamento (Yoi torēningu)!.











Arti Marziali: le parate

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Nelle arti marziali, le parate rappresentano l'azione di bloccare i colpi dell'avversario per la propria tutela. Una parata è essenzialmente costituita dall'opposizione di un braccio o una gamba ad un colpo di attacco eseguito dall'avversario. Proprio come per i colpi di attacco o difesa, anche le parate hanno molti stili e tipologie e, a seconda che si tratti di karate o di altre arti marziali, anch'esse assumono nomi e termini molto differenti.
Una parata è sempre una vera e propria risposta ad un attacco. Si tratta quindi di una reazione quasi spontanea che tutti siamo portati ad effettuare nel momento in cui qualcuno cerca di colpirci. Nelle arti marziali si sfrutta questo riflesso mettendo in pratica dei colpi decisamente mirati. Si tratta di un colpo non preventivo ma specifico, perché si esegue in funzione del colpo che si rischia di ricevere, in base alla traiettoria dell'attacco e alla distanza dall'avversario. Ultima, ma non meno importante caratteristica, è l'intercettazione dell'attacco. La mossa di difesa deve infatti avvenire a metà strada tra la partenza dell'attacco e l'arrivo sul bersaglio.
Per eseguire una parata che risulti efficace, hai bisogno di essere preciso, in modo da andare ad impattare sull'arto dell'avversario in maniera netta e decisa, impedendogli di mettere a segno il colpo. Un'altra caratteristica essenziale è la velocità, che ti permette di intervenire tempestivamente con migliori risultati. Qualunque sia la disciplina orientale, la cosa certa e uguale per tutte è che, per ottenere ottimi risultati è necessario un allenamento lungo e costante. Si tratta infatti di tanti colpi diversi da usare in base alle diverse situazioni. Non si tratta solo di eseguire bene il colpo, ma soprattutto di capire, nel giro di frazioni di secondo, quale usare e metterlo a segno.
Generalmente le parate prendono il nome di Uke, ragion per cui si associa questo termine ad altri che ne specificano meglio il tipo. Per esempio, nel k arate troviamo la parata Soto-uke che è la parata dall'esterno all'interno. Per eseguirla in modo efficace, devi parare in avanti in modo da intercettare il colpo in arrivo, così da riuscire ad occupare la parte centrale e deviare il colpo, senza però esagerare, per non rischiare di dare all'avversario l'opportunità di dare vita ad un altro colpo. Il Gedan-barai comprende le parate discendenti a mani chiuse, mentre la Mawashi-uke è la parata circolare.  Ricorda che, qualunque sia il tipo di parata a cui scegli di ricorrere, dovrai sempre fare attenzione a sfruttare la forza di tutto il corpo. Devi perciò assumere una posizione che sia ben stabile e bassa, per poter sfruttare l'energia trasmessa dalla pressione dei piedi poggiati a terra. Se usi le braccia devi sfruttare una buona rotazione del polso al momento dell'impatto, perché ti aiuterà ad allontanare l'arto avversario. Anche la respirazione è molto importante perciò, se accompagnerai il colpo con l'espirazione, gli darai maggiore energia.


Arti Marziali: I calci

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Nelle arti marziali quando si parla di “tecniche di gamba” si intende un colpo sferrato con la parte inferiore della gamba ovvero col piede o la tibia, dato che la mossa effettuata col ginocchio si definisce propriamente “ginocchiata”. Si tratta di una mossa sia d’attacco che di difesa che, rispetto ad un colpo sferrato con le braccia, risulta piú lento ma piú contundente. Presente nelle arti marziali a mano nuda quali: Taekwondo, Karate, Silat, Capoeira, KungFu. Ogni stile di arte marziale, oltre che differenziarsi in base al paese d'origine, ha adottato differenti tecniche, ma possiamo considerare comunque il calcio un colpo presente in gran parte degli stili di combattimento. Vediamolo dunque nel dettaglio.
La grande varietà di calci (geri) esistenti nelle arti marziali é il risultato della combinazione di vari elementi all’interno di una tecnica specifica. In linea generale, li possiamo distinguere in base ad una delle seguenti discriminanti: parte del piede che si utilizza per il contatto (tibia, tallone, collo del piede, bordo laterale o taglio, pianta, punta delle dita; direzione del colpo: frontale (Mae geri), laterale (Yoko o Sokuto geri), circolare (Mawashi geri), all'indietro (Ushiro geri) e relativa traiettoria: colpi ascendenti, discendenti, paralleli al suolo (tutti eseguibili a diverse altezze: calci bassi, medi, alti).
Tipologia di movimento nell’esecuzione del colpo: calci lineari, circolari, con rotazione, volanti, in senso orario o antiorario, frustati (consiste in un movimento rapido di slancio a mó di frusta, che implica un rientro in posizione altrettanto repentino), calci spinti (rilascio di energia che concentra tutta la spinta sull’avversario a mó di martello), calci a gamba flessa, semiflessa o estesa. Per sferrare un calcio nella maniera corretta occorre eseguire i passaggi che lo compongono in maniera impeccabile e questo richiede studio ed esercizio per sviluppare le doti fondamentali di forza, precisione e velocitá che il colpo deve contemporaneamente racchiudere.
In fase di apprendimento raccomando pertanto di eseguire ciascuna mossa lentamente, rafforzando mano a mano la coordinazione e l’equilibrio, senza dimenticare la respirazione ed incrementando precisione e forza. Innanzitutto mantenendo il piede di base saldamente piantato al suolo, quindi impostando il calcio e caricandolo in modo da portare sull’avversario l’intero peso del corpo. Quindi aiutatevi con la spinta dei fianchi ed infine rientrate in posizione di partenza, ricordando che il rientro deve sempre essere piú rapido dell’andata. Grazie a costanza ed applicazione riuscirete ad eseguire movimenti altamente spettacolari e col tempo ad integrarli eventualmente anche a salti dal risultato molto coreografico.




Come eseguire un low kick

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Se siete appassionati di discipline come la Muay Thai, la KickBoxing e le MMA (Mixed Martial Arts), avrete sicuramente sentito parlare del "low kick". La tecnica in questione, che significa letteralmente "calcio basso", indica, più nello specifico, un calcio basso circolare, con il collo del piede o con la tibia, sull'esterno coscia o sul polpaccio dell'avversario.
Può variare a seconda delle discipline ma il fine è comune: indebolire l'avversario e il suo equilibrio.
Se volete imparare come eseguire questa particolare mossa di attacco basta seguire alcuni accorgimenti e allenarsi per migliorare la tecnica.
Assicurati di avere a portata di mano: Sacco da pugilato o compagno di allenamento


Questa tecnica è molto efficace se posta alla fine di una combinazione e eseguita con velocità.
Durante l'esecuzione del "low kick" è importante non perdere mai la posizione di guardia in caso di un contrattacco repentino dell'avversario.
Il ginocchio della gamba che colpisce deve essere rivolto verso l'alto e leggermente ruotato verso l'esterno. Il piede della gamba in appoggio sarà rivolto dietro.
È meglio eseguire questa tecnica colpendo con la tibia, e non con il collo del piede, per dare maggiore potenza ed efficacia all'impatto.


Partendo da una posizione di guardia a scelta, piede destro avanti e sinistro dietro, o viceversa, il low kick andrà tirato sempre con la gamba posteriore.
Fai un passettino con la gamba avanti in diagonale, posizionando il piede a circa quarantacinque gradi.
Dopo di che, butta in fuori il bacino, mantenendo il più possibile le anche aperte, e porta in avanti il ginocchio.
Per concludere la tecnica, ruota con il corpo attorno al piede avanzato.


Gira la gamba posteriore ed impatta contro il bersaglio con la tibia. Fai in modo che la punta del piede sia perpendicolare alla gamba del tuo avversario.
All'inizio dell'assestamento del calcio è buono lasciare i muscoli rilassati e far lavorare solo quelli dei glutei e degli addominali bassi, per dare maggiore slancio al calcio. Un istante prima dell'impatto si tende la gamba per conferire durezza alla mossa.
Tieni la mano corrispondente all'arto con cui tiri il calcio ben aperta, per proteggerti da eventuali attacchi, facendo attenzione a tenere ben teso tutto il braccio. Il mento deve essere basso verso lo sterno e lo sguardo fisso in avanti.



Dopo aver sferrato il calcio si ritorna nella posizione di guardia iniziale. Questo dovrebbe avvenire senza sforzo muscolare, come conseguenza della potenza dell'impatto.
Se la tecnica è stata eseguita correttamente il vostro avversario proverà una fitta lancinante e tenderà a perdere la sua posizione. Questo è il momento buono per un ulteriore attacco.

Allo stesso tempo il modo migliore per far fronte ad un "low kick" è schivarlo.
Se ciò non avviene lo si può contrastare con la propria tibia o colpendo con un calcio la gamba che sta sferrando il calcio.


Non dimenticare mai: Prova la tecnica contro un sacco o un compagno di allenamento Inizialmente studia la tecnica nei suoi passaggi lentamente, ma poi eseguila rapidamente per ottenere risultati.

Come assumere la posizione di guardia nel jeet kune do

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La guardia è tra le prime posizioni che si imparano quando ci si approccia a tutte le pratiche del combattimento. Non si tratta, ovviamente, di una posizione che si utilizza nella vita di tutti i giorni. Al contrario, la si assume quando la situazione si fa pericolosa o quando si inizia a combattere. In particolare, "mettersi in guardia" è importante quando la persone che sta davanti a noi è potenzialmente più forte. In questo post spiegheremo come assumere la posizione di guardia nel jeet kune do.
La guardia è la posizione di partenza nel combattimento. Essa rappresenta la tua sicurezza perché ti da la possibilità di proteggere le parti del tuo corpo più vulnerabili quando non riesci a prevedere determinate mosse dell'avversario. Allo stesso tempo, la guardia ti consente di predisporti all'attacco. Esistono diversi tipi di guardia. Un primo approccio è quello che privilegia l'uso delle braccia. Posizionati con le gambe flesse e leggermente più larghe rispetto alle spalle. Abbassando il tuo baricentro, il tuo corpo si terrà maggiormente in equilibrio. Questa struttura, detta "triangolare" o "piramidale", ti permetterà di compensare le oscillazioni che avrai nella parte alta del corpo ammortizzandole con la parte bassa.
La guardia non deve essere perfettamente frontale rispetto all'avversario. Assicurati di essere, come si dice in gergo, "trequartato". In pratica devi tenere il tronco e le gambe girate tra i trenta e i quarantacinque gradi rispetto alla persona che ti sta di fronte. In questo modo, riuscirai a ridurre la superficie contro la quale l'avversario potrà sferrare i suoi attacchi. Questa posizione, inoltre, ti obbliga automaticamente a tenere un piede dietro l'altro. In questo modo, ti terrai pronto a caricare un eventuale colpo conferendogli automaticamente più forza e maggiore velocità.
I piedi devono essere posizionati, uno davanti all'altro, indicativamente alle ore una. Solleva il piede arretrato dalla parte del tallone in modo da essere carico come una molla per scattare. Fletti leggermente le ginocchia, in modo da gestire per tempo gli eventuali squilibri dovuti ai colpi dell'avversario. Il sedere deve essere leggermente più indietro delle spalle per favorire la spinta delle gambe verso le braccia. Tieni il braccio arretrato vicino allo sterno per proteggere la mandibola. L'altro braccio, invece, è in linea con il naso per proteggerti dagli attacchi veloci. Ricorda di mantenere il mento sempre un po' abbassato per evitare che i colpi mirino alle cavità oculari. Buon allenamento!.

venerdì 13 febbraio 2015

Come Difendersi da un Attacco di Coltello



Immagina di trovarti faccia a faccia con un rapinatore, un furioso ex della tua ragazza, o un assassino ecc. e questi tirano fuori un coltello. Ecco qui alcuni passaggi per imparare a difenderti.




Mantieni la calma. Se ti fai prendere dal panico, dai all'aggressore un vantaggio ancora prima di iniziare. Respira profondamente. Se conosci l'aggressore, chiediti se potrebbe davvero usare il coltello o se potrebbe solamente minacciarti.


Pensa a dei modi per minimizzare la situazione. Se si tratta di un rapinatore, dagli quello che vuole. Il portafoglio o il tuo telefono non valgono la tua vita.


Pianifica la tua prossima mossa. Se non hai nessuna via di fuga e la tua unica possibilità è quella di combattere, rifletti a fondo. Se si tratta di un rapinatore, digli solo che non hai niente e sii irremovibile. Se il rapinatore si fa prendere dal panico, potrebbe anche perquisirti. Qui hai la tua possibilità di colpirlo. Se però ti fa svuotare le tasche, questo non funzionerà.


Cerca di intimidire. Fai del tuo meglio per convincerlo a lasciarti stare. Questo potrebbe innervosirlo, ma l'aggressore probabilmente non ti lascerà andare. Mettiti in una posizione di guardia, preferibilmente di boxe. Le posizioni del wrestling non sono consigliate perché lasciano scoperte il tuo petto.


Decidi se aggredire o difenderti. Se colpisci per primo, lui potrà difendersi, ma dalla tua parte si schiererà il fattore sorpresa. Attendere che lui sia il primo a colpire toglie la maggior parte della capacità di difendersi, ma devi essere pronto a questo.


Attaccalo ai polsi. Afferrare il polso in cui stringe il coltello rimuove il pericolo del coltello. Sii pronto per un pugno o un colpo.


Punta il coltello da un'altra parte. Cercherà probabilmente di portare via il coltello con entrambe le mani. Se pensi di non riuscire a batterlo con la forza per recuperare il coltello, colpiscilo con una testata. A seconda dell'avversario, questo o metterà fine al combattimento o ti darà un paio di secondi per concentrarti sul coltello. Se prendere il coltello è troppo difficile, prova a spazzare le sue gambe tenendo il coltello a distanza, poi mentre cade hai un piccolo momento in cui almeno puoi controllare la direzione del coltello. Rivolgilo verso di lui e spingi. Probabilmente cederà perché tu sei sopra di lui e puoi esercitare la forza E la pressione del tuo corpo, mentre lui può sfruttare solo la sua forza. Continua a spingere. Se prova per un secondo a spostare la mano per colpirti, avrai la possibilità di fare pressione sul suo petto.


Non pensarci. Se inizia a pregarti di mollare la presa, è una tua scelta. Lasciarlo andare ti espone al rischio di un altro attacco. Spingere fino a che non è ferito e impossibilitato a combattere può ucciderlo, e questo è sempre poco piacevole.


Onestamente, in caso di rapina, è poco probabile che un post sia in grado di prepararti per quello che potrebbe accadere. Nella vita reale, le persone sono imprevedibili e si verificheranno situazioni diverse da quelle menzionate. Si raccomanda l'iscrizione a corsi di autodifesa o di arti marziali.






Consigli

  • Se l'aggressore si sta avvicinando a te con un coltello, solleva le tue mani con i palmi rivolti verso l'aggressore. Questo potrebbe far vedere all'aggressore che non hai intenzione di combattere, ma ti consente anche di colpire o bloccare l'aggressore.
  • Studia Krav Maga, un'arte marziale basata sull'autodifesa con tutti i mezzi possibili.




Come Cadere in Modo Sicuro



Sapere come cadere in modo sicuro è un’abilità fondamentale negli sport di contatto ravvicinato come il combattimento, nelle risse da strada, ma anche se sei semplicemente un po’ goffo e tendi a inciampare spesso.


Solleva la testa. Questa è la parte del corpo che principalmente non deve farsi male. Devi impedire che entri in contatto con il suolo, soprattutto se stai cadendo su una superficie dura come l’asfalto. È meglio una contusione sulle braccia, che un ematoma cerebrale.
  • Può rivelarsi utile prendere l’abitudine di proteggere la testa con una mano quando stai cadendo. Così facendo previeni un impatto troppo violento che ti farebbe perdere coscienza.
  • In alternativa abbassa il mento verso il petto, fissa la tua cintura (così la testa non colpisce il terreno quando cadi all’indietro).
  • Se stai per cadere in avanti, guarda a sinistra o a destra (così il viso/naso non urta il suolo). Ruota però il capo solo un po’. Se la testa colpisce il terreno mentre stai guardando completamente verso un lato, potresti ferirti gravemente il collo.
  • Se ti stai rendendo conto che stai perdendo conoscenza e che cadrai davanti ad altre persone (perché ad esempio sei soggetto a crisi convulsive o svenimenti), puoi fare delle ricerche online per capire come controllare la caduta.




Sbatti i palmi sul terreno se cadi in avanti. Assicurati di appoggiare completamente la mano. Si tratta di un movimento di un solo secondo che però ti consente di rallentare un po' senza romperti i polsi. Questo ovviamente non significa assorbire completamente il tuo peso come se fossi una molla.
  • Puoi utilizzare il medesimo trucco se cadi di lato (mano destra per il lato destro e viceversa).**Nota: non eseguire questo movimento con il dorso delle mani, usa sempre il palmo o il bordo; diversamente, ti spezzerai i polsi.
  • Non bloccare i gomiti.




Espira. Molte persone ti diranno di cercare di svuotare il più possibile i polmoni per irrigidire il corpo "per assorbire l’impatto". Tuttavia, è molto più probabile che ti farai male se il corpo è contratto. Al contrario espira normalmente né più né meno del necessario. In questa maniera il corpo sarà flessibile e rilassato riducendo moltissimo il rischio di infortuni. Se ti trovi coinvolto in una rissa, questa tecnica è molto importante. Se qualcuno ti colpisce allo stomaco, cerca si espirare poco prima dell’impatto così l’aria che si trova nei polmoni non verrà espulsa con violenza.




Piegati a fisarmonica. Piega prima le caviglie, poi le ginocchia e infine le anche. Chiudi il corpo su se stesso, così diminuisci l’altezza da cui cadrai. Prova a immaginare: sei alto 1,80 m. Cos’è meglio? Rovesciarti e rischiare di sbattere la testa da 1,80 m di altezza o piegarti su te stesso e rischiare la stessa cosa ma da 60 cm?




Se cadi dall’alto, rotola non appena tocchi il terreno. Questo distribuisce la forza dell’impatto su tutto il corpo invece che in un solo punto.
  • Se cadi all’indietro, cerca di piegare le ginocchia come se facessi uno squat prima di cadere. Curva la schiena e rotola. Non cercare di fermare la caduta con le braccia, fai delle ricerche per capire la giusta tecnica di capovolta all’indietro.


Allenati a cadere su una superficie morbida (come un materasso). In questo modo il tuo corpo imparerà i giusti movimenti che diverranno degli automatismi.




Consigli

  • Se qualcuno ti sta attaccando, è importante che ti alzi dal suolo il prima possibile. Non appena hai assorbito la caduta, rimettiti in piedi!
  • Cerca di seguire l’inerzia della caduta. Se sei abbastanza esperto puoi fare una capovolta all’indietro per rimetterti subito in piedi.
  • Se cadi durante un’escursione, cerca di atterrare sullo zaino. Pertanto si rende necessaria una piroetta se stai perdendo l'equilibrio in avanti.




Come Combattere a Mani Nude

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A scuola ti pestano o vuoi semplicemente sapere come combattere a mani nude? Allora, stai leggendo il post giusto. Tantissimi ragazzi mi hanno sfidato nel combattimento a mani nude dicendo che erano cintura nera di karate e poi, nello scontro, ho vinto io! Fidati di questa guida e diventerai un ottimo lottatore.


Nel combattimento è fondamentale concentrarsi e prevedere in anticipo le mosse del proprio avversario. Reagisci velocemente, cerca di tirargli qualcosa in faccia per spaventarlo e di prendere tempo per sferrare una gomitata o una ginocchiata nelle zone più sensibili.


Impara i fondamentali delle arti marziali. Muay Thai, Kyokushin Karate e Wing Chun sono discipline note per essere utili nel combattimento a mani nude.


Impara le discipline della lotta come Wrestling, Judo e Sumo, ottime per buttare a terra l'avversario e immobilizzarlo.


YouTube. Vai su YouTube per trovare qualche trucco della lotta.


Inventa delle mosse. Crea le tue mosse di combattimento personali, come le forbici: con le tue gambe afferra quelle dell'avversario.


Fai pratica. Con la pratica ti perfezioni. Infatti "la perfetta pratica rende perfetti!".


Se sei in compagnia di qualcuno che non è nella sua forma migliore e finisci dalla parte sbagliata del pugno di un tizio grande, grosso e spaventoso, non considerarti inutile. Potrai fare delle mosse da dilettante che non richiedono di preparazione. Il Karate non è una disciplina utile a battere qualcuno che è il doppio di te, infatti, è praticamente inutile in una situazione difficile, a meno che non hai fatto pratica per più di un anno, spendendo tempo e denaro. Quindi, invece di placcaggi e pugni complicati, che richiedono molta pratica, concentrati sui tuoi movimenti spontanei e su mosse che puoi fare senza pensarci troppo, come spintoni, calci e semplici pugni.


Mira alla testa. Quando ti scagli contro il tuo avversario, mira alla testa. Che sia un pugno o uno spintone, è molto più funzionale se fatto in faccia. Se vuoi buttare a terra il tuo avversario, per avere la possibilità di scappare, spingilo con entrambe le mani sulla faccia per farlo cadere. Se non cade, prova di nuovo e poi ancora, sferrandogli una ginocchiata all'inguine.


In ogni caso, il punto è che non devi essere un esperto in arti marziali per saperti difendere. Dovrai soltanto perfezionare i movimenti più semplici del tuo corpo.






Avvertenze

  • Mai copiare i film. Sono finti e del tutto irrealistici e ti metteresti solo nei guai.
  • Mai fare delle mosse vistose, perché sono troppo rischiose e un solo piccolo errore può essere fatale.
  • Fai solo il necessario per proteggere te stesso e gli altri. Ciò potrebbe comportare ferire qualcuno come ultima possibilità di salvezza.
  • Non attaccare le persone.
  • Mai lottare con più persone. Se puoi, scappa!