martedì 14 febbraio 2017

Dim mak

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La Dim Mak è un'antica arte marziale chiamata anche "tocco veleno" o "tocco della morte". Ha origini millenarie e proviene dalla Cina; è stato trasmesso da Angiodarma, figura proveniente dall'India e poi stabilitosi in Cina.
Circa duemila anni fa, i briganti che nel tempo diventarono l'attuale Yakuza avevano l'abitudine di saccheggiare i templi e i monasteri che trovavano sul loro tragitto e così i monaci che vi risiedevano dovettero incominciare a difendersi: studiando i punti stimolati nell'agopuntura, i meridiani del corpo e le cure che potevano essere applicate, i monaci constatarono che altri punti del corpo non meglio identificati non dovessero assolutamente essere toccati con aghi, moxa (carboncini con la punta accesa utilizzati per scaldare certi punti) o con le dita della mano. Per tracciare la mappatura del corpo (detta anche mappa bianca) a scopo terapeutico per l'agopuntura, scoprirono anche una mappatura nera, che costò molte vite perché si procedeva per esperimenti fino a quando non fu completata. All'inizio i monaci combattevano usando delle bacchette di legno, spesse circa due centimetri, per colpire i punti di pressione (detti anche gangli) perché così si poteva facilmente affondare nella pelle fino a raggiungere la profondità necessaria per attivare le reazioni desiderate. Per migliorare l'arte della Dim Mak vennero successivamente messi a punto intensi allenamenti per irrobustire le mani e le dita consistenti nello spezzare le dita e aspettare che la futura calcificazione ossea le fortificasse: applicando tale metodo, i monaci col tempo non ebbero più necessità di usare le bacchette.
Ai tre Dan tian dell'energia corporea, detta anche Qui, i monaci riuscirono successivamente a collegare i colpi e gli effetti a distanza di tempo e quale organo intaccare con precisione fino al sopraggiungere della morte: questa "arte proibita", infatti, permetteva di arrecare gravi danni, malori o addirittura la morte anche a distanza di mesi o anni per cause apparentemente naturali (ad esempio toccando un determinato punto della spalla si poteva causare la morte per polmonite o pleurite) e veniva tramandata solo ai livelli più alti in pochissime scuole di arti marziali. Per padroneggiare correttamente quest'arte non bastava sapere l'esatta ubicazione del punto da colpire ma anche come colpirlo e, cosa più difficile, come curare eventuali colpi portati o subìti.
I giapponesi codificarono ulteriormente la Dim Mak durante la seconda guerra mondiale: accortisi che nel combattimento corpo a corpo contro i soldati statunitensi avevano poche possibilità di vittoria, usando i prigionieri di guerra e chiamando a raccolta tutti i maggiori esperti di arti marziali fecero degli esperimenti per verificare quali punti potevano essere toccati durante un combattimento a mani nude per avere una sicura vittoria, ma non poterono sperimentarlo sul campo a causa delle bombe su Hiroshima e Nagasaki e la conseguente resa giapponese.
Il lavoro eseguito non fu tuttavia vano e si pensa che tale attività fu ricodificata e migliorata ulteriormente per poi essere insegnata a operatori di corpi speciali altamente addestrati, agenti dei servizi segreti e così via mantenendo quel velo di mistero che avvolge tuttora questa mistica arte marziale.



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